The Passion of the Christ

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Torno ora dalla visione di “The Passion of the Christ”.

Che dire… un film che cambierà la vita a molte persone. Tante, troppe polemiche su antisemitismo e violenza.

Signori, il principale dei miei pensieri da quando sono uscito dal cinema è che il dolore, il sangue, le lacrime, la fatica, il sacrificio sono “umane per l’uomo”. Penso a Cristo e all’umanità del suo essere carne, ossa, sangue, sudore.

Un esempio di Amore verso il prossimo, Amore filiale, Amore per gli amici che la poetica di Mel Gibson ci hanno reso visibile. Non a caso uso questo termine perché l’esperienza di Cristo è stata resa visibile cinematograficamente come non era mai stato fatto. E questo ha sicuramente destabilizzato chi utilizza (o ha utilizzato) l’iconografia cristiana imbellettata e plastificata (vd. Zeffirelli).

Gibson ha avvicinato alla Parola molte persone e ha trasmesso loro il significato più pieno della parola sacrificio. Le altre polemiche sono strumentali, in un periodo storico che ne farebbe veramente a meno.

Dal punto di vista cinematografico ci sono alcune novità di rilievo. L’uso della lingua, innanzitutto, che portano lo spettatore dentro la scena, in un tempo e in luogo finora sconosciuti. In questo modo, però, la poetica gibsoniana ci consente di conoscere, di testimoniare, di vivere la passione pienamente. E poi l’uso del rallenty, dei primi piani, del sonoro. Tutto è sapientemente coordinato per responsabilizzare e rendere partecipe lo spettatore. Perché l’indifferenza e i mala exempla ci hanno allontanati dalla Buona Novella.

Ma il suo sacrificio è lì a dimostrarlo e noi abbiamo un’opportunità: quella di essere testimoni di un sacrificio per il Bene. Andandolo a vedere. Ecce homo.

Segnalo:

http://www.suntimes.com/ebert/ebert_reviews/2004/02/022401.html

http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=652

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