Primarie e democrazia

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Domani 14 ottobre si potrà finalmente scegliere il candidato alla guida del PD. Come ogni momento di voto e confronto, va salutato con interesse. Soprattutto, in questa fase in cui sembra che l’antipolitica si stia rafforzando come non accadeva almeno dall’inizio degli anni Novanta e Tangentopoli. 

 Esprimo solo una preoccupazione: spero non sia l’ennesima opportunità sprecata per davvero incidere sul tessuto istituzionale, sociale e politico e portare a un nuovo rinascimento la società italiana. L’estensione del voto ai 16enni è un segnale importante di volontà di rigenerazione della classe politica e di trasformazione. Ma è soprattutto a livello dei partiti che deve cambiare la logica e si deve manifestare l’effettiva apertura alle voci nuove. Ecco la mia preoccupazione. 

Vorrei che davvero i personaggi come Mario Adinolfi trovassero spazio nel nuovo PD indipendentemente dal risultato elettorale. Sarebbe un segnale di cambiamento che qualcuno, cresciuto fuori dalle logiche di partito e militanza, potesse incidere nel processo di creazione della nuova società. Dico questo perchè le ultime primarie hanno, invece, eclissato la figura del tutto nuova (controversa quanto si vuole) per il panorama politico. Quell’Ivan Scalfarotto di cui si sono perse le tracce.Ecco sarebbe un bel risultato, al di là della vittoria quasi scontata del duo Veltroni-Franceschini, poter assistere a una “rivoluzione” nella rappresentanza dei più giovani.   

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