Da punto a punto.

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Il mio rapporto con Venezia è un po’ conflittuale devo dire la verità. Certo la città è meravigliosa, unica, preziosa, emozionante, coinvolgente. Ma non ho mai amato la confusione, la sensazione labirintica di una città nella quale perdersi è facilissimo, almeno per me, l’umidità estiva e quella invernale (sempre umido, cazzo). Questo weekend ho capito cos’è. Venezia è una città per chi vive la vita come un passaggio.
A Venezia non ci si ferma, non si aspetta, non si viene con delle certezze, anche se così fosse, la si lascia avendone qualcuna in meno. (Di fatto questo andrebbe spiegato a tutte le coppiette che vengono qui a fare la luna di miele).

Da un punto a un altro. E anche perdersi in questo dedalo di sestieri, calli, vicoli, diventa allora un godimento (soprattutto se si sono bevuti un po’ di spritz). I ponti servono a unire due punti non per fermarsi, perché a Venezia non ci si ferma mai. Ed è un continuo muoversi da un punto a un altro, da una sensazione a un’altra, dalla cupezza di alcuni punti all’estasi della scoperta di uno scorcio che non può non entrarti nel cuore per sempre. Un movimento tra la contemporaneità e la tradizione, tra la sciatteria di alcuni vicoli e  l’eleganza dei palazzi, tra l’allegria dei turisti e dei gondolieri e un senso profondo di malinconia che ti prende mentre ci cammini attraverso. Niente però è statico, fermo, uguale a se stesso.

Venezia è un film, non è una fotografia.

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